Sicilia, il sole nel bicchiere

Sembra la scoperta della terra promessa. Oggi tutti parlano della Sicilia come della vigna più importante, di maggiore successo. I vini siciliani si avvantaggiano di questa nouvelle vague d’attenzione anche se, a sentire lor signori critici, di fatto l’unico vino esistente è il Nero d’Avola. E pensare che il campionario ampelografico siciliano è immenso e remotissimo. E perciò sarebbe da chiedersi dove erano i cantori attuali di questi successi quando si doveva difendere il ruolo e la diffusione del Marsala, uno dei grandi monumenti enologici mondiali, dov’erano questi attuali adulatori quando frappato e nerello mascalese erano ridotti a meri tagli, quando il catarratto e l’inzolia erano poco più che “giacimenti di alcol”.
E sarebbe da chiedersi se davvero non ci fosse fatti distrarre troppo dalle mode per continuare a percepire il lavoro sommesso e incessante che alcune cantine della grande isola facevano per conservare l’identità dei loro vini. Ecco la Sicilia in realtà da sempre è terra di immensa qualità. Solo che era nascosta, solo che non aveva sufficiente voce e forza commerciale per farsi apprezzare. Tra le cantine che con maggiore determinazione hanno protetto nei decenni la qualità dei vini siciliani salvaguardandone anche l’identità c’è sicuramente la Pellegrino che non ha mai abdicato alla sua produzione “marsalistica” e che però, in tempi recenti, ha spinto molto sullo zibibbo e ha compiuto un intelligente recupero del Grillo (uva bianca antichissima).

DI CARLO CAMBI

“I Viaggi di Repubblica” Edizione 14 Ottobre 2004

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