Parlare del nero d’Avola siciliano non è semplice, perché è un vitigno che a seconda della zona di produzione acquista dal territorio delle caratteristiche singolari ed uniche. Non esiste quindi “un” nero d’Avola ma “tanti”, che hanno in comune solo alcuni fattori ben definiti. Questa magia e le sue proprietà che certamente lo rendono gradito al pubblico degli appassionati, hanno fatto di questo vitigno la bandiera dell’enologia siciliana.
Oggi la gran parte della produzione siciliana di vino rosso è caratterizzata dal nero d’Avola: vinificato in purezza o in blend con vitigni autoctoni o internazionali, i vini che lo contengono spaziano da grandi cru a bottiglie di vino da pasto che -senza lode a senza infamia- danno comunque sempre quel qualcosa in più che ci si aspetta da un vino siciliano.
Lega i vari Nero d’Avola quel colore rosso intenso, quel grado alcolico sempre significativo, quel naso pieno ed armonico che sa di frutta rossa, di marasca. In bocca esprime tutta la sua potenza, spesso si trovano dei sentori di liquirizia, tannini possenti a fini, che lo rendono adatto -se ben lavorato- ad un lungo invecchiamento. Di questo i siciliani si sono accorti già da tempo, tanto che nella maggior parte delle doc isolane il nero d’Avola è presente sia come componente di assemblaggio con l’obiettivo di fortificare e migliorare alcuni vitigni che sono meno dotati- che vinificato in purezza.
È un vino che “paga” i produttori: si vende molto bene, il nome “tira” molto. Nell’esportazione è il primo ad essere venduto, in alcuni Paesi (come la Germania) è un prodotto molto richiesto. In linea di massima ha ancora un rapporto qualità prezzo estremamente vantaggioso, se viene fatto il raffronto con i grandi vini italiani.
testo di Alberto Marcedone e schede a cura di Fabio Pracchia.
Gennaio 2005 “Euposia”
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